Gli accadimenti dell’ultimo anno ci hanno ricordato che i mercati esteri sono soggetti a fluttuazioni: in realtà questo è vero per la volatilità del cambio, per le condizioni di trasporto e/o di gestione dogane, per le condizioni di credito e così via; i dazi sono solo un elemento in più che si è aggiunto nel creare incertezza nel breve periodo. E’ cambiata solo la prospettiva: i dazi sono soggetti a cambiamenti importanti, solo usualmente nel medio periodo quindi le aziende si aspettano stabilità sino a che non si comincia a parlare di nuovi trattati tra stati. Come reagire? Innanzitutto operando per riassorbire le tariffe a livello di listini, perlopiù ritoccandoli verso l’alto, e in termini strategici diversificando i mercati di sbocco per ripartire il rischio.
Come selezionare i mercati più promettenti
Diversificare e frazionare il rischio significa saper analizzare il potenziale dei mercati e saper valutare qual è il momento più adatto per investire ai fini export, nonché qual è il momenti più adatto invece per disinvestire ed uscire da quel mercato (exit strategy).
La buona notizia è che online troviamo diverse risorse per analizzare al meglio i mercati e monitorarne l’andamento: vi sono piattaforme che hanno un approccio globale ed altre pensate per le aziende europee ed italiane.
Vi sono piattaforme che consentono di tracciare le caratteristiche ed i trend dei diversi mercati: Trade Map, sviluppato dall’International Trade Centre (ITC), consente di leggere le dinamiche di import-export per singolo prodotto attraverso i codici doganali; è lo strumento che permette di capire non solo dove si vende un prodotto, ma soprattutto dove la domanda sta crescendo in modo strutturale. Per le aziende italiane, tra gli altri è fondamentale lo strumento di Istat chiamato EsploraDati (Coeweb).
Vi sono poi strumenti che permettono di mappare la situazione daziaria e, soprattutto, la possibile evoluzione: Market Access Map consente di verificare dazi, accordi commerciali e barriere tariffarie, fornendo una prima stima del costo reale di accesso ai mercati. Per le imprese europee il riferimento è certamente Access2Markets: un portale che integra informazioni su procedure doganali, requisiti normativi, certificazioni e regole di origine, e pubblica i documenti delle negoziazioni in corso per accordi doganali futuri offrendo quindi l’opportunità di valutare in anticipo futuri cambiamenti e di pianificare l’ingresso in nuovi mercati al momento opportuno.
Per valutare la potenzialità di export mediante le vendite online, il riferimento è senz’altro Google Market Finder: offre analisi legate alle compravendite online Paese per Paese ed integra dati normativi, logistici, doganali e così via.
Export e monitoraggio dei mercati: ITC Export Potential Map, Statista ed ExportPlanning
La selezione dei mercati non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un processo continuo di monitoraggio. Le condizioni internazionali cambiano rapidamente e la capacità di aggiornare le priorità diventa un elemento competitivo decisivo.
Per estrapolare la potenzialità di un mercato, è molto valido Export Potential Map (strumento dell’International Trade Centre): combina domanda, offerta e competitività basandosi su basi di dati molto ampie (compresi i flussi di traffico su nave, importantissimi nell’export) per offrire ipotesi predittive dell’andamento dei mercati.
Statista consente di costruire una base informativa ampia e aggiornata, con dati su commercio internazionale, trend di consumo, indicatori macroeconomici e performance settoriali. Utilizzato in un cruscotto export, permette di confrontare mercati diversi e individuare segnali precoci di crescita o rallentamento della domanda.
ExportPlanning, sviluppato a Bologna da Studiabo, fornisce scenari di crescita del commercio mondiale, ranking dei mercati per opportunità di export, indicatori di competitività prodotto-Paese e analisi del rischio geopolitico. Il valore non è solo descrittivo, ma decisionale: aiuta a ridefinire le priorità commerciali in base all’evoluzione attesa dei mercati.
Disporre di un cruscotto di monitoraggio e previsione consente di impostare le dinamiche di ingresso ed uscita (exit strategy) dai mercati: quando indicatori come domanda, rischio Paese o pressione tariffaria superano determinate soglie, diventa possibile ridurre l’esposizione prima che l’impatto diventi strutturale.